Un breve esercizio cognitivo ha ridotto l’attività nelle aree cerebrali deputate all’elaborazione sensoriale quando bambini e adolescenti autistici entravano in contatto con texture sgradevoli all’interno di uno scanner per risonanza magnetica, secondo uno studio pubblicato sul Journal of Child Psychology and Psychiatry. Ai partecipanti è stato chiesto di immaginare di essere reporter obiettivi e di descrivere le sensazioni senza reagire emotivamente. La strategia non ha modificato in modo significativo quanto i partecipanti autistici giudicassero sgradevoli le texture.
Lo studio ha coinvolto 47 giovani autistici e 45 partecipanti con sviluppo tipico, di età compresa tra 8 e 15 anni. Mentre erano distesi nello scanner, hanno sentito dell’erba sintetica e della lana ruvida strofinata sugli avambracci. Prima di ogni prova, è stato detto loro di percepire la sensazione in modo naturale oppure di affrontarla come un reporter, concentrandosi su una descrizione oggettiva.
Nel gruppo autistico, l’istruzione a rivalutare la sensazione era associata a una minore attività nella corteccia somatosensoriale, che elabora il tatto, e nell’insula, che integra i segnali sensoriali e corporei. È diminuita anche l’attività della corteccia uditiva primaria, nonostante il compito riguardasse il tatto e non il suono. I ricercatori hanno ipotizzato che l’atteggiamento oggettivo possa aver aiutato i partecipanti a filtrare il rumore meccanico dello scanner per risonanza magnetica.
Le valutazioni del disagio espresse dai partecipanti autistici non differivano in modo significativo tra le due condizioni. Al contrario, i partecipanti con sviluppo tipico hanno riferito una lieve riduzione del disagio provocato dall’erba sintetica, ma le loro scansioni cerebrali non hanno mostrato una diminuzione dell’attività nelle regioni sensoriali durante la rivalutazione.
I risultati potrebbero essere rilevanti per l’ipersensibilità sensoriale, in cui gli stimoli quotidiani possono provocare un’intensa sofferenza. I ricercatori hanno affermato che i partecipanti autistici con sintomi sensoriali più lievi tendevano a mostrare riduzioni maggiori dell’attività nelle regioni sensoriali, mentre quelli con sintomi più gravi mostravano riduzioni minori e aumenti più marcati in alcune aree coinvolte nel controllo. Gli autori hanno osservato che questo potrebbe significare che la strategia richiede uno sforzo maggiore a chi è più sensibile, oppure che funziona meglio per le persone con sintomi più lievi.
Il gruppo ha precisato che i partecipanti hanno ricevuto una sola breve sessione di addestramento e che lo studio ha esaminato le risposte in un contesto impegnativo come quello della risonanza magnetica. Non dimostra che la rivalutazione offra un sollievo duraturo nella vita quotidiana. I risultati potrebbero inoltre non essere applicabili ai giovani autistici con disabilità intellettive o con linguaggio verbale limitato, poiché i partecipanti dovevano seguire istruzioni verbali e rispondere durante l’esperimento. Ulteriori ricerche dovranno verificare l’approccio al di fuori dello scanner e valutare se una pratica prolungata possa alleviare il disagio sensoriale.
Fonti: PsyPost.