L’intelligenza artificiale può essere utile nell’istruzione, ma il suo valore dipende da come viene utilizzata dagli studenti. Un’analisi pubblicata su Psychology Today sostiene che l’IA dovrebbe stimolare una maggiore riflessione o occuparsi del lavoro ripetitivo e “di routine”, invece di sostituire lo sforzo intellettuale necessario per comprendere una materia.

Tra gli usi suggeriti vi sono sottoporre agli studenti domande sul materiale del corso, creare schede didattiche, generare ulteriori esercizi e fornire commenti su saggi completati o problemi risolti senza riscriverli. Gli studenti possono anche spiegare un concetto all’IA e ricevere un feedback solo dopo aver fornito una spiegazione completa e autonoma. L’IA può aiutare nelle ricerche bibliografiche e adattare i contenuti educativi al livello dello studente, a condizione che le informazioni vengano verificate confrontandole con fonti primarie.

La preoccupazione è che gli studenti possano perdere opportunità di apprendimento quando l’IA elimina la necessità di confrontarsi con un problema. Lavorare su concetti difficili può aiutare gli studenti a padroneggiare la materia e a costruire una base per l’apprendimento futuro. Evitare questo processo può inoltre limitare lo sviluppo delle competenze necessarie per integrare ed elaborare informazioni complesse.

Diversi esempi illustrano il rischio. Uno studente ha chiesto all’IA di trasformare gli appunti di storia nel riassunto di tre frasi richiesto. Secondo l’analisi, l’attività di apprendimento fondamentale consisteva nel decidere quali informazioni fossero più importanti, invece di affidare questa decisione a un chatbot.

In un altro caso, uno studente ha chiesto all’IA di fornire una soluzione passo dopo passo a un difficile problema di matematica. Comprendere la spiegazione non dimostrava necessariamente che lo studente fosse in grado di applicare i principi sottostanti. Svolgere problemi simili senza assistenza avrebbe offerto una verifica più efficace dell’apprendimento.

L’analisi descrive inoltre studenti che usano l’IA per riassumere libri destinati a saggi di inglese, scrivere email agli insegnanti e verificare notizie incontrate sui social media. Queste scorciatoie possono aggirare competenze come l’identificazione dei dettagli importanti, l’aggiunta di un elemento personale alla comunicazione e la verifica delle affermazioni attraverso fonti primarie affidabili. L’autore osserva inoltre che l’IA generativa può produrre informazioni inesatte e rafforzare ciò che gli utenti già credono.

Anche i compiti assegnati dagli insegnanti possono creare problemi simili. A uno studente di terza media è stato chiesto di usare l’IA per realizzare un poster scientifico, con il rischio di bypassare il processo di apprendimento necessario per scegliere un titolo, organizzare le informazioni principali e rendere leggibile una presentazione. In un altro esempio, uno studente di nona classe è stato penalizzato perché le definizioni prodotte autonomamente non corrispondevano alla formulazione generata dall’IA, mentre, secondo quanto riferito, l’insegnante aveva usato l’IA per valutare il lavoro.

La raccomandazione centrale è che gli studenti in difficoltà con un compito dovrebbero chiedere suggerimenti, a un insegnante o a un’IA, invece di richiedere risposte complete. L’IA può sostenere l’apprendimento quando stimola il pensiero e la pratica; usarla per evitare di pensare può compromettere lo scopo del compito.

Fonti: Psychology Today.