Uno studio su milioni di comunicazioni online dei membri del Congresso degli Stati Uniti ha rilevato che gli attacchi partigiani negativi ricevevano molte più interazioni sui social media rispetto ai post sul lavoro legislativo, sulla cooperazione bipartisan o sui servizi ai cittadini. I risultati sono stati pubblicati sull’American Political Science Review.
I ricercatori hanno esaminato circa 4,7 milioni di post su Twitter, 2,4 milioni su Facebook e 184.000 newsletter ufficiali inviate via email, dal 2009 al 2022. Hanno utilizzato modelli linguistici addestrati su messaggi esaminati da esperti umani per classificare le comunicazioni, rilevando, tra l’altro, se contenessero attacchi partigiani, posizioni politiche, rivendicazioni di meriti legislativi o assistenza ai cittadini.
Su Facebook e Twitter, i messaggi partigiani negativi attiravano più attenzione rispetto agli altri tipi di post. Su Twitter, gli attacchi ricevevano il 60 percento di «Mi piace» in più, l’80 percento di retweet in più e il 79 percento di risposte in più rispetto alla media dei post dello stesso politico. Su Facebook, ricevevano l’86 percento di condivisioni in più e il 93 percento di commenti in più rispetto agli aggiornamenti di routine. I post sul lavoro bipartisan e sui servizi locali tendevano ad attirare meno interazioni della media.
Lo studio ha inoltre rilevato che la retorica del Congresso è diventata più polarizzata tra il 2011 e il 2022, mentre la quota di comunicazioni dedicata agli attacchi partigiani negativi è passata da circa il cinque-dieci percento nei primi anni a quasi il 20 percento entro la fine del 2022. I messaggi incentrati sulla gestione ordinaria, compresi i finanziamenti locali e l’assistenza ai cittadini, non hanno tenuto il passo. I ricercatori hanno osservato un netto aumento degli attacchi dei Democratici dopo le elezioni presidenziali del 2016 e un’impennata analoga tra i Repubblicani dopo le elezioni del 2020.
Gli autori hanno avvertito che un elevato livello di interazioni online non dovrebbe essere considerato una prova del fatto che gli elettori, in generale, preferiscano messaggi politici ostili. Le ricerche basate su sondaggi citate nello studio indicano che la maggior parte degli elettori preferisce rappresentanti che mettano in risalto i risultati legislativi anziché le dispute partigiane. I ricercatori descrivono il rischio che i politici scambino le reazioni di un pubblico online polarizzato per un sostegno più ampio da parte dell’opinione pubblica.
Il dataset termina nel 2022 e non comprende la crescita più recente di piattaforme come Bluesky e Truth Social. Lo studio, «Measuring Partisanship and Representation in Online Congressional Communications», è stato scritto da Michael Kistner, Michael Heseltine, Robert Alvarez, Maya Fitch, Lucas Lothamer ed Elizabeth Simas.
Fonti: PsyPost.