Uno studio globale suggerisce che le indagini psicologiche ampiamente utilizzate potrebbero non aver rilevato le differenze culturali nel collettivismo, avendo accorpato due idee distinte: il calore nei confronti delle persone in generale e gli obblighi verso la famiglia e gli amici più stretti. I ricercatori chiamano il secondo approccio, incentrato sui doveri, «responsibilismo». I risultati, pubblicati su Nature Human Behaviour, indicano che questa misura riflette meglio le differenze tra le culture e si correla più strettamente con diversi indicatori concreti dei legami familiari e del modo in cui si trattano gli estranei.

Il collettivismo viene comunemente inteso come la priorità data alle relazioni sociali e agli obblighi verso il gruppo rispetto ai desideri personali, in contrasto con l’individualismo, che pone l’accento sull’indipendenza. Tuttavia, le indagini precedenti spesso non rilevavano le differenze attese tra le società dell’Asia orientale e quelle occidentali. In alcune analisi, il Giappone risultava persino meno collettivista degli Stati Uniti.

Gli autori dello studio sostengono che il problema non risiedesse necessariamente nel formato delle indagini, bensì nel modo in cui veniva definito il collettivismo. I vecchi questionari includevano affermazioni sul piacere di stare in compagnia e sui sentimenti positivi verso le persone in generale, insieme a domande sui doveri verso i parenti stretti. Secondo i ricercatori, queste domande «calde e rassicuranti» potevano nascondere le differenze tra culture in fatto di obblighi.

Per esaminare la questione, il gruppo ha innanzitutto chiesto a 40 studiosi di psicologia interculturale di prevedere come avrebbero risposto i partecipanti in Cina e negli Stati Uniti agli item di indagini consolidate. La previsione più comune corrispondeva ai risultati soltanto per due delle 14 affermazioni sul calore generale. Al contrario, il 95% degli studiosi ha previsto correttamente che i partecipanti dell’Asia orientale sarebbero stati più d’accordo con l’affermazione secondo cui i genitori anziani dovrebbero vivere in casa con i figli.

I ricercatori hanno poi sviluppato una scala di responsibilismo composta da 14 item, oltre a una versione abbreviata di cinque item. Le domande si concentrano su situazioni concrete e relazioni specifiche, per esempio se una persona continuerebbe a essere amica di qualcuno che l’ha criticata o condividerebbe informazioni con un collega che non conosce. Il gruppo ha reclutato 16.237 adulti, perlopiù studenti universitari, e ha mantenuto 12.247 partecipanti nati e cresciuti nella propria cultura locale, in rappresentanza di 100 culture e del 90% della popolazione mondiale.

La nuova misura ha rilevato un netto divario tra le culture dell’Asia orientale e quelle occidentali, che le scale precedenti spesso non avevano colto. Secondo i ricercatori, i punteggi dell’Asia orientale e dell’Occidente differivano di oltre una deviazione standard. I punteggi più alti si registravano in alcune aree dell’Africa, del Medio Oriente e dell’Asia, quelli intermedi in America Latina e nei Caraibi e i più bassi in Nord America, Europa e Australia. Questa configurazione persisteva anche tenendo conto di età, genere e status socioeconomico, ed era riscontrabile anche nei confronti basati su indagini in lingua inglese a Hong Kong e in una replica indipendente condotta a Singapore e in sedi occidentali.

I punteggi di responsibilismo mostravano una scarsa correlazione con otto misure del collettivismo più vecchie e ampiamente citate. Erano invece più strettamente associati a indicatori quali le dimensioni dei nuclei familiari, le tradizioni della famiglia allargata e il rapporto tra matrimoni e divorzi. Nei paesi con punteggi più alti si tendeva inoltre a registrare più donazioni di sangue ai familiari, ma meno agli estranei, e un numero minore di portafogli restituiti negli esperimenti sul campo. Gli autori avvertono che questi confronti si basano su medie nazionali e non permettono di stabilire che il responsibilismo causi tali risultati.

I ricercatori hanno inoltre riscontrato variazioni nel responsibilismo all’interno dei singoli paesi. Negli Stati Uniti, i residenti del Sud ottenevano punteggi leggermente più alti di quelli del Nord, mentre le persone di origine asiatica o latinoamericana ottenevano punteggi superiori agli americani di origine europea. Nell’intero insieme di dati, chi si collocava più in alto nella scala delle classi sociali tendeva a ottenere punteggi leggermente più bassi, mentre chi si definiva più conservatore sul piano sociale tendeva a ottenere punteggi un po’ più alti.

Gli autori descrivono il responsibilismo come un’attenzione ai doveri specifici nelle relazioni strette, anziché come una preferenza generale per la cooperazione o per sentimenti positivi verso gli altri. Osservano che la scala coglie una dimensione diversa da quella di molte misure consolidate e che le sue associazioni con esiti più ampi, tra cui la corruzione e la salute pubblica, sono di natura osservazionale e non costituiscono prove di un rapporto diretto di causa ed effetto.

Fonti: PsyPost.