I ricercatori dell’Istituto di ricerca Germans Trias i Pujol (IGTP) riferiscono che le piastrine del sangue potrebbero offrire un metodo sensibile per monitorare i cambiamenti molecolari con la progressione della malattia di Parkinson. I risultati, pubblicati su Movement Disorders, si basano su un’analisi longitudinale dell’espressione genica in un paziente con una rara triplicazione del gene SNCA, la cui condizione è progredita dai primi sintomi motori alla demenza nell’arco di tre anni.
Il paziente presentava una triplicazione non ereditaria di 2,41 megabase sul cromosoma 4q22.1, comprendente 21 geni, tra cui SNCA, che codifica l’alfa-sinucleina. I ricercatori hanno analizzato il sangue intero e le piastrine purificate all’età di 41 anni, durante la fase motoria iniziale, e nuovamente all’età di 44 anni, dopo la comparsa della demenza.
I campioni di sangue intero hanno mostrato relativamente pochi cambiamenti tra le due fasi. Le piastrine, invece, hanno evidenziato alterazioni trascrittomiche più ampie, riguardanti la respirazione mitocondriale, la traduzione delle proteine e la segnalazione infiammatoria. Questi risultati suggeriscono che l’RNA delle piastrine possa riflettere i cambiamenti biologici associati alla malattia più chiaramente rispetto ai test standard sul sangue intero.
I ricercatori hanno quindi esaminato geni selezionati in un gruppo indipendente composto da 15 persone con malattia di Parkinson sporadica a esordio precoce e 18 controlli sani. In questo gruppo sono stati osservati anche diversi cambiamenti identificati nel caso genetico raro, tra cui una ridotta espressione di una specifica isoforma dell’RNA di SNCA e di YWHAB, un gene correlato alla famiglia delle proteine 14-3-3, nonché una maggiore espressione di MMRN1, che codifica la proteina multimerina-1 associata alle piastrine e all’endotelio.
Le differenze sono rimaste significative nelle piastrine purificate dopo la correzione per confronti multipli. I campioni di sangue intero degli stessi pazienti non hanno invece mostrato differenze statisticamente rilevabili rispetto a quelli dei controlli sani.
Gli autori dello studio affermano che la sovrapposizione tra il caso raro correlato a SNCA e la malattia di Parkinson sporadica potrebbe indicare meccanismi biologici condivisi tra forme diverse della patologia. Le piastrine sono considerate un modello periferico di interesse perché contengono mitocondri, immagazzinano molecole di segnalazione ed esprimono livelli significativi di alfa-sinucleina.
I ricercatori precisano che l’analisi longitudinale ha coinvolto un solo paziente; pertanto, i risultati rappresentano una prova di concetto e non un test clinico validato. Il team dell’IGTP prevede di ampliare gli studi longitudinali includendo coorti più ampie di pazienti con malattia di Parkinson sporadica, per determinare se le firme dell’RNA piastrinico possano contribuire a monitorare il declino cognitivo o a valutare la risposta a trattamenti in grado di modificare il decorso della malattia.
Fonti: Neuroscience News.