Una revisione di 40 studi sull’estetica del seno ha rilevato che non esiste un insieme unico di misure che definisca il seno ideale. La percezione dell’attrattiva dipende da fattori quali le proporzioni complessive della persona, la simmetria e il contesto culturale, secondo una ricerca pubblicata sull’Aesthetic Surgery Journal.
La revisione, condotta da Pegah Damavandi, Zhen Yu Wong e Ryan Faderani, ha esaminato studi pubblicati tra il 2010 e il 2024. Il gruppo si è proposto di mappare il modo in cui la ricerca scientifica misura l’attrattiva del seno e di sviluppare un vocabolario condiviso per i colloqui tra pazienti e chirurghi.
In generale, gli studi suggerivano che le persone valutano il seno in rapporto al resto del corpo, compresi il busto e la larghezza delle spalle, anziché giudicarlo sulla base di misure isolate. La simmetria era comunemente preferita, mentre asimmetrie marcate e una scollatura molto pronunciata tendevano a ottenere valutazioni inferiori. I risultati mettono inoltre in discussione regole fisse — come una distanza specifica tra la base del collo e il capezzolo — quale guida estetica valida per tutti.
Le preferenze per la forma e il volume non erano uniformi tra i diversi gruppi. Molti studi riportavano una preferenza per una maggiore pienezza nella parte inferiore del seno e una porzione superiore più piatta, mentre alcune popolazioni asiatiche prediligevano una maggiore pienezza nella parte superiore. In alcune ricerche, la consistenza e il profilo sembravano influire più del volume complessivo. In generale, gli intervistati preferivano inoltre un capezzolo posizionato al centro e un’areola più piccola rispetto al seno.
Il contesto culturale influenzava le preferenze e la revisione ha rilevato che la ricerca disponibile è fortemente concentrata sulle popolazioni occidentali e anglofone. Pochi studi includevano gruppi africani o mediorientali; per questo, gli autori invitano a non considerare le preferenze ricorrenti come standard universali. Anche i giudizi estetici dei chirurghi variavano in base alla loro provenienza geografica e culturale.
Gli autori affermano che i risultati possono contribuire a orientare le decisioni condivise, ma non devono essere usati come regole rigide. Termini come «naturale», «sollevato» o «pieno» possono avere significati diversi per pazienti diversi; discuterne in relazione alle caratteristiche anatomiche può aiutare a chiarire gli obiettivi e ciò che l’intervento chirurgico può ottenere.
La revisione segnala anche i limiti delle prove disponibili. Molti studi si basavano su immagini bidimensionali, sondaggi online e campioni di convenienza, che potrebbero non rispecchiare il modo in cui le persone percepiscono i corpi nella vita reale. Gli autori chiedono più ricerche tridimensionali, una maggiore diversità culturale nelle popolazioni studiate e un monitoraggio a lungo termine delle esperienze dei pazienti dopo l’intervento.
Fonti: PsyPost.