Uno studio condotto da ricercatori dell’Università Ebraica di Gerusalemme suggerisce che l’autismo possa influire sul modo in cui il cervello valuta il feedback e aggiorna le aspettative, più che sulla precisione con cui percepisce inizialmente le informazioni sensoriali. I risultati sono stati pubblicati da scienziati dell’Edmond and Lily Safra Center for Brain Sciences e del Dipartimento di Psicologia dell’università.

La ricerca ha coinvolto 33 adulti autistici e 35 adulti non autistici, che hanno completato un compito di discriminazione uditiva dell’altezza tonale. I partecipanti ascoltavano coppie di suoni, identificavano quello con l’altezza maggiore e poi ricevevano un feedback visivo che indicava se la risposta fosse corretta. La loro attività cerebrale è stata monitorata continuamente mediante elettroencefalografia (EEG) a 64 canali.

Entrambi i gruppi hanno raggiunto una precisione di circa il 70%, indicando prestazioni comparabili nella discriminazione di base dell’altezza tonale. Tuttavia, i ricercatori hanno identificato tre differenze nel modo in cui i partecipanti elaboravano il feedback e modificavano le decisioni successive.

Dopo le risposte errate, i partecipanti autistici hanno mostrato una negatività correlata al feedback, o FRN, più debole, un segnale EEG associato all’elaborazione del feedback negativo. Anche le loro risposte neurali correlate al feedback cambiavano meno a seconda che un giudizio percettivo fosse difficile o relativamente evidente.

Lo studio ha inoltre rilevato che i partecipanti autistici utilizzavano meno le prove recenti, facili e corrette per modificare le risposte successive. Al contrario, i partecipanti non autistici attribuivano un peso maggiore a quegli esiti ad alta affidabilità quando aggiornavano le proprie decisioni percettive.

I ricercatori hanno ripetuto i test con 51 partecipanti da uno a due anni dopo. Il follow-up ha riprodotto tutti e tre gli schemi: risposte FRN ridotte, sensibilità neurale limitata alla difficoltà del compito e un adattamento comportamentale più debole dopo prove riuscite affidabili.

Poiché le tre misure non erano significativamente correlate all’interno dei partecipanti, gli autori hanno concluso che probabilmente rappresentano processi neurocognitivi distinti, anziché un’unica compromissione generale. Quando sono state combinate in un modello di apprendimento automatico, le misure hanno classificato i partecipanti autistici e non autistici con una precisione di circa l’80%. I ricercatori hanno sottolineato che il modello è destinato a descrivere la variazione neurocognitiva e non costituisce uno strumento diagnostico autonomo.

Secondo lo studio, queste differenze possono contribuire a spiegare perché adattarsi a situazioni mutevoli possa essere più difficile per alcune persone autistiche. I risultati indicano differenze nella valutazione delle esperienze e nel modo in cui le informazioni passate guidano le decisioni future, mentre la precisione uditiva di base rimane comparabile tra i gruppi.

Fonti: Neuroscience News.