Secondo uno studio su 309.746 partecipanti della UK Biobank pubblicato su Health Psychology, gli adulti socialmente isolati e soli tendevano ad avere un’età biologica superiore a quella cronologica. L’associazione era più forte tra le persone che sperimentavano entrambe le forme di disconnessione; sia l’isolamento sia la solitudine erano inoltre associati a un rischio maggiore di morte durante il periodo di follow-up.

I ricercatori hanno distinto l’isolamento sociale, una misura oggettiva di contatti e partecipazione limitati, dalla solitudine, la sensazione soggettiva di non avere legami o qualcuno con cui confidarsi. Le due condizioni possono presentarsi separatamente: una persona può avere pochi contatti sociali senza sentirsi sola, oppure sentirsi sola pur essendo circondata da altre persone.

I partecipanti sono stati reclutati tra il 2006 e il 2010 e sono stati seguiti per una mediana di 14,4 anni, fino a luglio 2023. La loro età biologica è stata stimata utilizzando PhenoAge, una formula basata su biomarcatori ematici di routine. I ricercatori hanno definito l’accelerazione dell’età biologica come la differenza tra questa stima e l’età cronologica di una persona.

Dopo aver corretto i risultati per fattori demografici, socioeconomici, legati allo stile di vita e alla salute, ogni aumento di un punto sulla scala dell’isolamento sociale era associato a 0,17 anni di accelerazione dell’età biologica. Ogni aumento di un punto sulla scala della solitudine era associato a 0,15 anni. Rispetto ai partecipanti meno isolati, quelli del gruppo più isolato avevano un divario medio di 0,33 anni, mentre i partecipanti classificati come soli presentavano un divario di 0,24 anni rispetto a chi non si sentiva solo.

Gli autori hanno precisato che si tratta di differenze medie modeste in un indicatore dell’invecchiamento, non di stime degli anni di vita persi né di previsioni individuali. Hanno inoltre osservato che i valori corretti potrebbero sottostimare le associazioni complessive, perché fattori come il fumo, il sonno e le malattie croniche potrebbero rientrare nei percorsi che collegano la disconnessione sociale alla salute.

Tra le singole misure, vivere da soli mostrava l’associazione più forte con l’accelerazione dell’età biologica. Anche non avere qualcuno con cui confidarsi era associato a un profilo biologico più anziano, con un’associazione di entità paragonabile a quella del sentirsi spesso soli. I risultati indicano che il sostegno emotivo è una dimensione dei legami sociali che potrebbe essere importante quanto la frequenza dei contatti sociali.

Considerando insieme isolamento e solitudine, le persone con livelli elevati di entrambe le condizioni presentavano la maggiore accelerazione dell’età biologica. Il rischio genetico di invecchiamento biologico non modificava in modo significativo l’associazione con la disconnessione sociale, ma i rischi sembravano sommarsi: i partecipanti con un rischio genetico elevato e livelli elevati di isolamento o solitudine avevano divari d’età maggiori rispetto a quelli con un basso rischio genetico e una disconnessione minima.

Durante il follow-up, ogni aumento di un punto nel punteggio di isolamento era associato a un rischio di morte per qualsiasi causa superiore del 13,9%. Ogni aumento di un punto nel punteggio di solitudine era associato a un rischio superiore dell’8,9%. Entrambe le misure erano inoltre associate a tassi più elevati di morte per coronaropatia e cancro. Un’analisi esplorativa ha stimato che l’accelerazione dell’età biologica spiegava una quota relativamente piccola delle associazioni tra disconnessione e mortalità.

I risultati non dimostrano che la solitudine causi direttamente un’accelerazione dell’invecchiamento, né che aumentare i contatti sociali possa invertirla. L’età biologica è stata misurata in un solo momento e, secondo i ricercatori, non si può escludere una causalità inversa: anche il peggioramento della salute potrebbe rendere più difficile la partecipazione sociale o contribuire alla solitudine. Lo studio si è basato su brevi questionari e il campione britannico era composto prevalentemente da persone di origine europea.

Gli autori hanno affermato che ulteriori ricerche dovrebbero monitorare nel tempo l’età biologica e le condizioni sociali, e verificare se gli interventi volti a ridurre la solitudine o a migliorare il sostegno producano effetti misurabili sulla salute.

Fonti: PsyPost.