Il lutto è un’esperienza universale, ma non è necessario affrontarlo da soli. In una riflessione in vista del 25º anniversario dell’11 settembre, i collaboratori del Tragedy Assistance Program for Survivors (TAPS) sostengono che il sostegno di persone che hanno vissuto perdite simili può essere particolarmente significativo per chi è in lutto.

Gli autori descrivono il lutto come una pratica umana condivisa, con riti pubblici presenti in culture diverse e nel corso della storia. Notano inoltre un cambiamento nel pensiero psicologico: dall’allontanarsi dalla persona scomparsa al mantenere un legame continuativo con lei.

TAPS afferma di aver sostenuto più di 100.000 familiari in lutto dall’inizio delle attività dell’organizzazione, tra cui 14.858 familiari di militari colpiti da un lutto in relazione all’11 settembre. Gli autori sostengono che l’entità del bisogno abbia spinto l’organizzazione a non affidarsi più esclusivamente a professionisti abilitati della salute mentale e ad adottare modelli di sostegno tra pari.

Con questo approccio, persone formate a offrire sostegno attingono alla propria esperienza di perdita per dimostrare comprensione e offrire rassicurazione. TAPS descrive un modello flessibile in tre fasi: creare un senso di sicurezza e fornire sostegno immediato, accompagnare le persone mentre elaborano il lutto e aiutarle a trovare un significato e a costruire una vita che onori la persona che hanno perso. Quando opportuno, può essere offerta anche una terapia.

Gli autori affermano che decenni di lavoro con le famiglie in lutto hanno confermato il valore del sostegno tra pari e osservano che gli stessi principi vengono applicati in Ucraina. La loro lezione fondamentale è che il lutto è un percorso da condividere, soprattutto con persone che ne comprendono in prima persona le difficoltà e possono mostrare che è possibile convivere con la perdita continuando a portare avanti l’amore.

Fonti: Psychology Today.