La melatonina è ampiamente associata al sonno, al jet lag e all’insonnia occasionale, ma le ricerche descrivono l’ormone come parte di un sistema più ampio coinvolto nella regolazione immunitaria, nell’infiammazione e nella protezione dei tessuti. Gli studi citati nella fonte indicano che la melatonina agisce come un potente antiossidante e può contribuire a limitare i danni ai tessuti, mentre le evidenze suggeriscono anche un possibile ruolo nella prevenzione di alcuni tumori.

L’ormone, noto anche come N-acetil-5-metossitriptamina, regola il ritmo circadiano dell’organismo. Viene prodotto principalmente nella ghiandola pineale a partire dalla serotonina, che a sua volta deriva dall’amminoacido triptofano. La produzione di melatonina aumenta al buio e diminuisce durante le ore diurne, quando l’esposizione alla luce ne sopprime il rilascio nel flusso sanguigno.

Una revisione del 2025 di 59 studi pubblicati tra il 2000 e il 2025 ha esaminato il rapporto tra produzione di melatonina, sonno e funzione immunitaria. I risultati hanno collegato la privazione cronica del sonno a risposte immunitarie compromesse, a una maggiore predisposizione alle infezioni e a un aumento dell’infiammazione.

Anche l’attività del sistema immunitario cambia nel corso del ciclo sonno-veglia. Durante il sonno, molecole pro-infiammatorie note come citochine contribuiscono a mobilitare le risposte contro le infezioni e altri agenti patogeni estranei. L’aumento dell’attività delle citochine durante una malattia può favorire la sonnolenza, una risposta adattiva che sostiene il recupero. Una ricerca pubblicata nel 2024 ha rilevato che livelli più bassi di melatonina erano associati a una maggiore secrezione di citochine pro-infiammatorie.

Secondo gli studi citati, la perdita persistente di sonno può contribuire a un’infiammazione sistemica di basso grado ed è stata associata a potenziali rischi riguardanti malattie cardiovascolari, cancro, aterosclerosi, diabete e condizioni autoimmuni. Livelli cronicamente elevati di citochine sono stati inoltre collegati a stanchezza e immunosoppressione.

La veglia coinvolge una parte diversa del ciclo regolatorio dell’organismo. Il cortisolo, un ormone antinfiammatorio con effetti immunosoppressivi, è generalmente ai livelli massimi al mattino e diminuisce durante la giornata. Durante il sonno, i livelli di cortisolo calano mentre quelli di melatonina aumentano. La privazione cronica del sonno può alterare la secrezione di cortisolo, influenzando potenzialmente l’immunità e la predisposizione alle infezioni.

La ricerca sostiene l’uso della melatonina o del suo precursore, il triptofano, per alcuni disturbi del sonno a breve termine, ma l’American Academy of Sleep Medicine non raccomanda la melatonina come trattamento a lungo termine per l’insonnia cronica. L’accademia sottolinea l’importanza di individuare le cause sottostanti e di adottare strategie comportamentali, tra cui mantenere un programma regolare di sonno, evitare i dispositivi elettronici da 30 a 60 minuti prima di andare a letto e fare attenzione al consumo di caffeina e alcol.

Per l’insonnia cronica, che secondo la fonte colpisce circa il 10% degli adulti, è raccomandata la terapia cognitivo-comportamentale per l’insonnia. I farmaci vengono generalmente presi in considerazione solo dopo aver provato gli approcci comportamentali.

Anche l’integrazione a lungo termine ha sollevato interrogativi sulla sicurezza. Una ricerca presentata alla conferenza dell’American Heart Association del 2025 ha esaminato 130.828 adulti con diagnosi di insonnia e ha rilevato che coloro che avevano utilizzato la melatonina per almeno 12 mesi avevano una probabilità maggiore di ricevere una diagnosi di insufficienza cardiaca o di morire per qualsiasi causa nei cinque anni successivi. I risultati hanno mostrato una correlazione, non una prova di causa ed effetto, ma indicano possibili rischi cardiovascolari e la necessità di ulteriori ricerche sull’uso prolungato.

Fonti: Psychology Today.