Mentre la società spesso equipara il fare l'amore esclusivamente all'attività sessuale, un'interpretazione più ampia suggerisce che il concetto comprende qualsiasi atto in cui gli individui condividono il piacere per approfondire i loro legami emotivi. Questa visione ampliata è stata sostenuta da Elizabeth Kanitz Canfield, educatrice sanitaria, attivista e sopravvissuta austriaca all'Olocausto, recentemente scomparsa. Canfield credeva che limitare la definizione di fare l'amore alla sfera fisica ignorasse numerosi modi in cui le persone possono connettersi attraverso una gioia condivisa.

Secondo Canfield, attività come ascoltare musica insieme e lasciarsi commuovere dalla sua bellezza costituiscono il fare l'amore. Allo stesso modo, fare un'escursione godendo con gratitudine delle vedute, dei suoni e degli odori della natura, o impegnarsi in una conversazione che favorisca una connessione genuina, sono tutte forme valide di questa pratica. Questa prospettiva offre benefici significativi in varie dinamiche relazionali. Può rafforzare le coppie romantiche introducendo una più ampia varietà di piaceri condivisi e approfondire i legami tra amici intimi che potrebbero non essere mai amanti ma condividono interessi comuni.

Inoltre, questo concetto funge da sostituto lenitivo per l'intimità fisica man mano che le coppie invecchiano. Per molti, abbracciarsi ascoltando la musica preferita, rivisitare luoghi cari o semplicemente condividere ricordi caldi può migliorare l'amore senza richiedere attività sessuale. Sia nelle relazioni sessuali che in quelle platoniche, permettere esperienze che soddisfino tutti i sensi aiuta a creare legami duraturi di piacere condiviso. Gli esempi vanno dal godersi una passeggiata autunnale fresca o fare angeli nella neve in inverno, al nuotare in una laguna tropicale o deliziarsi delle risate di un bambino.

L'autrice riflette anche su Maurice, un altro sopravvissuto all'Olocausto che ha subito il Farhud di Baghdad. Come Canfield, Maurice ha gestito il suo trauma trovando umorismo nel dolore e ha vissuto una vita piena di vera gioia. La sua risata contagiosa lo rendeva un compagno delizioso sia come amante che come amico platonico per tutta la vita. Per l'autrice, ridere con Maurice era un atto di fare l'amore. Entrambi i sopravvissuti, avendo testimoniato orrori indicibili nella loro giovinezza, hanno scelto di vivere appieno abbracciando piaceri semplici e profondi condivisi con gli altri. La capacità di fare lo stesso è presentata come la vera essenza del fare l'amore.

Fonti: Psychology Today.