Uno studio forense su otto mummie di bambini provenienti da siti d’alta quota in Perù e Argentina ha rilevato tracce chimiche di coca, alcol e di un alcaloide associato alle preparazioni a base di ayahuasca. I bambini, un maschio e sette femmine di età compresa tra sei e 14 anni, morirono circa 500 anni fa durante cerimonie capacocha, rituali inca che prevedevano sacrifici sulle cime delle montagne. La ricerca è stata pubblicata su Antiquity.

Il team ha analizzato capelli e unghie, nei quali le sostanze chimiche possono conservarsi nella cheratina man mano che cresce. Tracce di cocaina sono state rilevate in tutte e otto le mummie, indicando che ciascun bambino aveva consumato foglie di coca. La pianta era sacra agli inca e potrebbe anche aver aiutato ad alleviare la fame, la stanchezza e il mal di montagna durante il viaggio verso i luoghi dei sacrifici.

Quattro bambini mostravano tracce di consumo di alcol, che secondo i ricercatori proveniva probabilmente dalla chicha, una bevanda fermentata a base di mais. Residui della bevanda sono stati rinvenuti anche in recipienti sepolti insieme alle mummie. I ricercatori affermano che l’uso di sostanze diverse dalla coca variava tra i singoli individui e i luoghi, suggerendo che le preparazioni non fossero identiche in tutto l’impero.

Una delle mummie esaminate era la “Signora di Ampato”, nota anche come Juanita, un’adolescente scoperta sul vulcano peruviano Ampato nel 1995. Nelle sue unghie è stata trovata l’armine, un alcaloide presente in una liana utilizzata come ingrediente nelle bevande a base di ayahuasca. I ricercatori ipotizzano che le possa essere stata somministrata per migliorare il suo umore o alleviare la paura. La liana cresce nella foresta pluviale amazzonica, quindi la sua presenza indica anche l’esistenza di collegamenti commerciali a lunga distanza con le Ande.

I campioni di capelli possono conservare nel tempo una sequenza delle sostanze a cui si è stati esposti. In una bambina di otto anni rinvenuta sul monte Chuscha, in Argentina, le tracce indicavano che il consumo di coca era aumentato nell’arco di sei mesi, mentre l’alcol compariva solo nelle sue ultime settimane di vita. I ricercatori avvertono che le tracce chimiche non permettono di stabilire esattamente come i bambini si sentissero o vivessero i rituali.

Fonti: Smithsonian Magazine.