Uno studio della Johns Hopkins University suggerisce che la perdita dell’udito insorta in età adulta possa produrre un miglioramento selettivo della visione periferica nei topi. Pubblicata su The Journal of Neuroscience, la ricerca ha rilevato che la corteccia visiva non compensava la perdita degli input uditivi aumentando ampiamente la propria attività. Al contrario, le risposte neurali agli stimoli visivi periferici diventavano più deboli e selettive.

Il team, guidato da Hey-Kyoung Lee presso lo Zanvyl Krieger Mind/Brain Institute e il Department of Neuroscience della Johns Hopkins University, ha studiato topi adulti con perdita progressiva dell’udito. Utilizzando l’imaging del calcio a due fotoni e registrazioni elettrofisiologiche, i ricercatori hanno misurato l’attività nello strato 2/3 della corteccia visiva primaria mentre presentavano stimoli nel campo visivo centrale o periferico.

Le risposte agli oggetti nel campo visivo centrale degli animali sono rimaste in gran parte invariate. Al contrario, l’attività associata agli input visivi periferici era significativamente attenuata, in particolare nella regione mediale della corteccia visiva che rappresenta il campo monoculare periferico.

I test comportamentali hanno mostrato che la ridotta attività neurale non corrispondeva a una vista peggiore. I topi con perdita dell’udito insorta in età adulta rilevavano i dettagli visivi periferici fini con maggiore accuratezza rispetto ai topi con udito normale. La loro acuità visiva focale era invariata e l’abstract dello studio non riporta alcun cambiamento nella sensibilità al contrasto quando gli animali rilevavano reticoli in movimento.

I ricercatori interpretano le risposte più deboli come un segno di una codifica neurale più efficiente. Riducendo l’attività ridondante o ampiamente distribuita, la corteccia visiva potrebbe rappresentare le informazioni periferiche con maggiore precisione, invece di limitarsi ad aumentare la forza dei propri segnali.

I risultati mettono in discussione l’ipotesi comune secondo cui la compensazione intermodale dopo una perdita sensoriale si basi principalmente sull’aumento dell’attività neurale. Indicano inoltre che la neuroplasticità adulta può essere selettiva, migliorando alcune funzioni visive senza influire su altre. La visione periferica è importante per rilevare i movimenti, orientarsi nell’ambiente circostante e reagire a potenziali pericoli, sebbene lo studio sia stato condotto sui topi.

I ricercatori intendono analizzare i meccanismi sinaptici e quelli degli interneuroni inibitori responsabili del cambiamento nell’attività della corteccia visiva. L’articolo, intitolato “Adult-Onset Auditory Deprivation Enhances Attenuation of Neural Responses in the Visual Cortex and Improves Peripheral Visual Acuity”, elenca Katie H. T. Pham, Lukas Mesik, Rachel Lee e colleghi come autori e ha il DOI 10.1523/JNEUROSCI.0690-26.2026.

Fonti: Neuroscience News.