Le persone tendono a considerare i sostenitori dei partiti politici rivali poco disposti a prendere in considerazione punti di vista diversi. Uno studio pubblicato sul Journal of Experimental Social Psychology suggerisce che spesso questa supposizione è sbagliata e che scoprirlo può rendere le persone più disposte a confrontarsi con gli avversari politici.
I ricercatori, guidati dallo psicologo André Mata dell’Università di Lisbona, hanno intervistato 198 partecipanti in Portogallo e 402 in Svezia. I partecipanti hanno valutato la propria apertura a opinioni contrarie e poi hanno stimato quanto fossero aperti i sostenitori dei partiti che preferivano e di quelli che apprezzavano meno. Hanno inoltre valutato se avrebbero voluto parlare con queste persone.
In generale, i partecipanti si consideravano più ricettivi degli altri e ritenevano che i sostenitori del loro partito preferito fossero più aperti dei sostenitori del partito che apprezzavano meno. Tuttavia, confrontando queste stime con le risposte fornite dagli avversari nei sondaggi, i ricercatori hanno rilevato che i partecipanti avevano sottovalutato nettamente la disponibilità del gruppo avversario ad ascoltare punti di vista diversi.
Più i partecipanti si aspettavano che un avversario fosse poco aperto, più prevedevano che una conversazione sarebbe stata spiacevole o stressante e meno erano disposti ad averla.
In un altro studio, 600 partecipanti svedesi hanno letto descrizioni di sostenitori immaginari del partito che apprezzavano meno. Alcuni personaggi erano descritti come ricettivi verso valori diversi, altri come non ricettivi. I partecipanti che avevano letto delle descrizioni degli avversari ricettivi si aspettavano che le conversazioni politiche andassero meglio ed erano più disposti a interagire con loro, anche in situazioni non politiche.
Uno studio finale ha verificato se un riscontro diretto potesse correggere la percezione errata. A 120 studenti universitari portoghesi è stato chiesto di indovinare come avessero risposto i sostenitori del partito che apprezzavano meno a domande sull’apertura mentale; ad alcuni sono poi state mostrate le risposte medie effettive di quei sostenitori. Rispetto al gruppo di controllo, i partecipanti che avevano visto i dati giudicavano i loro avversari più ricettivi e si aspettavano conversazioni meno stressanti e più informative. Hanno anche mostrato maggiore disponibilità ad avere con loro conversazioni non politiche.
I ricercatori avvertono che il rapporto potrebbe funzionare in entrambe le direzioni: le persone che già desiderano evitare un avversario potrebbero essere più inclini a presumere che quella persona sia poco aperta. Gli studi hanno inoltre coinvolto paesi europei con sistemi multipartitici, perciò i risultati potrebbero non essere direttamente applicabili a sistemi politici con strutture diverse, come il sistema bipartitico degli Stati Uniti.
Fonti: PsyPost.