Molti giovani incontrano la pornografia prima della loro prima relazione sentimentale e alcuni possono considerarla una fonte di informazioni sul sesso. Un sondaggio citato nella ricerca ha rilevato che il 73% degli adolescenti di età compresa tra 13 e 17 anni aveva visto pornografia, con una prima esposizione avvenuta in media all’età di 12 anni. Tra coloro che l’avevano guardata, il 45% ha dichiarato che forniva informazioni utili sul sesso.

Il materiale che vedono non si limita sempre ad attività sessuali consensuali. Lo stesso sondaggio ha rilevato che il 52% degli adolescenti spettatori si era imbattuto in contenuti violenti o aggressivi, tra cui apparenti stupri, strangolamenti sessuali o rappresentazioni del dolore. Un’analisi separata di 255 video pornografici popolari pubblicati tra il 2000 e il 2024 ha identificato aggressioni fisiche in circa il 44% di essi, con sculacciate, colpi e strangolamenti sessuali diventati più comuni nel periodo studiato.

I ricercatori avvertono che l’esposizione ripetuta può influenzare i “copioni” sessuali che i giovani sviluppano, soprattutto quando le rappresentazioni mediatiche non vengono discusse criticamente. Questi copioni possono influire sulle aspettative riguardo all’intimità, al piacere, al potere e al modo in cui i partner dovrebbero reagire al disagio o al rifiuto.

Una revisione del 2026 di sette studi ha esaminato il rapporto tra uso della pornografia ed empatia. Uno studio sperimentale ha associato l’esposizione a film sessualmente violenti a una ridotta solidarietà nei confronti delle donne che avevano subito un’aggressione sessuale. Ricerche più recenti, condotte su 3.607 giovani adulti in Spagna, hanno collegato l’esposizione alla pornografia violenta a una minore empatia tra gli uomini e a una maggiore accettazione della violenza contro le donne sia tra gli uomini sia tra le donne. I risultati non dimostrano che la pornografia causi direttamente una riduzione dell’empatia, ma sollevano preoccupazioni riguardo a una possibile desensibilizzazione emotiva.

L’empatia è importante perché aiuta le persone a riconoscere e a reagire ai sentimenti altrui. La revisione ha inoltre rilevato che una maggiore empatia era associata a livelli inferiori di perpetrazione della violenza sessuale, suggerendo che possa avere un ruolo protettivo.

Altre ricerche hanno esaminato il modo in cui pornografia, atteggiamenti personali e aspettative dei coetanei possono interagire. In uno studio durato sette mesi e condotto su 247 uomini universitari, una maggiore esposizione alla pornografia violenta era associata ad atteggiamenti più diseguali tra i generi, a un maggior numero di problemi legati all’alcol e a una minore responsabilità attribuita agli uomini che commettono stupri. Questi fattori hanno contribuito a spiegare un rapporto tra l’esposizione alla pornografia violenta e un comportamento sessualmente coercitivo auto-riferito più frequente in una fase successiva dello studio. I ricercatori non hanno stabilito un rapporto di causa ed effetto.

Anche la cultura dei coetanei può rafforzare atteggiamenti dannosi. Un precedente studio su 283 uomini universitari ha rilevato che ritenere che i coetanei approvassero la pornografia che rappresenta stupri era associato ad atteggiamenti più negativi nei confronti delle donne. L’accettazione percepita da parte dei coetanei della pornografia sullo stupro è stato l’unico fattore rimasto statisticamente significativo dopo aver tenuto conto delle altre variabili esaminate.

I risultati suggeriscono che il silenzio e un’apparente approvazione possono avere importanza. Ridere di commenti degradanti, far circolare immagini sessuali o non contestare qualcuno che ignora i limiti di un’altra persona può comunicare che il comportamento coercitivo è accettabile.

Gli esperti citati nella ricerca affermano che le conversazioni sulla pornografia dovrebbero iniziare prima che i giovani arrivino all’università e continuare regolarmente. Un sondaggio ha rilevato che il 57% degli adolescenti non aveva mai discusso di pornografia con un adulto di fiducia. Genitori e mentori possono chiedere ai giovani che cosa notano riguardo alle relazioni rappresentate nella pornografia e in altri media: entrambe le persone vengono trattate come individui dotati di sentimenti e possibilità di scelta? Che cosa accade quando qualcuno appare a disagio, non consenziente o incapace di prestare il proprio consenso? Che aspetto ha una relazione attenta e sana?

Insegnare la definizione di consenso non è necessariamente sufficiente. I giovani hanno inoltre bisogno di opportunità per sviluppare empatia, comunicazione, rispetto reciproco e responsabilità, così come di strategie per contestare i coetanei che condividono immagini sessuali o banalizzano la coercizione. I programmi incentrati sull’empatia e le iniziative promosse nelle scuole e nelle famiglie sono indicati come approcci promettenti che richiedono ulteriori ricerche.

La ricerca non può determinare se la pornografia abbia influenzato una specifica aggressione. Tuttavia, sostiene la necessità di esaminare più attentamente i messaggi sessuali assorbiti dai giovani e gli atteggiamenti dei coetanei che possono rafforzarli, insieme a un’educazione più precoce incentrata sull’empatia, sull’attenzione e sul rispetto.

Fonti: Psychology Today.