L’antico insediamento di Akrotiri, a Santorini, fu sepolto dall’eruzione del vulcano di Thera, avvenuta tra il 1620 e il 1530 a.C., secondo la datazione generalmente accettata dagli studiosi. L’eruzione fu una delle più grandi della storia documentata: ricoprì l’insediamento di cenere e pomice, preservando edifici, opere d’arte e oggetti d’uso quotidiano sotto i detriti.
Le tracce di una precedente attività sismica potrebbero aver dato ai residenti il tempo di fuggire. Tra i resti recuperati non è stata rinvenuta alcuna vittima nota dell’eruzione, il che suggerisce che la maggior parte, o la totalità, degli abitanti di Akrotiri se ne fosse andata prima della catastrofe finale. Gli strati archeologici di sabbia e ciottoli indicano inoltre che gli tsunami contribuirono ai danni. L’eruzione trasformò il paesaggio di Santorini, anche quando una parte della caldera vulcanica sprofondò nel mare.
Il sito viene spesso paragonato a Pompei perché fu preservato dal materiale vulcanico, ma Akrotiri ci rivela una società molto più antica. La sua posizione la collegava a Creta e alle altre isole Cicladi, oltre che alle rotte marittime che univano il Nord Africa, l’Europa e il Medio Oriente. Le testimonianze dell’insediamento indicano che i suoi abitanti comprendevano agricoltori, pescatori e artigiani.
Gli archeologi hanno identificato 35 edifici, tra cui costruzioni a più piani realizzate con pietra vulcanica, fango, vegetazione e una quantità limitata di legno. Molti avevano strade lastricate, sistemi di drenaggio e impianti idraulici interni. Gli affreschi rinvenuti nelle abitazioni e negli edifici pubblici raffigurano, tra gli altri soggetti, donne, fiori di croco e scene rituali. Ceramiche, recipienti per l’olio e il vino, nonché orzo e fave carbonizzati, hanno fornito ulteriori testimonianze dei commerci e della vita quotidiana.
Gli scavi moderni su larga scala iniziarono nel 1967 sotto la direzione dell’archeologo Spyridon Marinatos. Da allora i ricercatori hanno esplorato il sito fino alla roccia madre, ma stimano che sia stato scavato solo circa il 10 per cento dell’insediamento. Una copertura bioclimatica installata nel 2012 protegge le fragili rovine, mentre i reperti di Akrotiri sono esposti al Museo della Thera preistorica.
Gli effetti dell’eruzione sulla civiltà minoica di Creta sono ancora oggetto di dibattito. Marinatos sosteneva che i terremoti e gli tsunami provocati da Thera avessero danneggiato gli edifici e i commerci minoici, ma oggi questa spiegazione non è più ampiamente accettata come unica causa del declino della civiltà. Molti storici indicano invece diversi possibili fattori, tra cui i cambiamenti ambientali, la riduzione dei commerci, l’instabilità politica e i conflitti con i Micenei.
I resti preservati di Akrotiri offrono una testimonianza rara di una sofisticata comunità dell’età del Bronzo aperta al mondo esterno. Gli scavi proseguono e Santorini si prepara a celebrare nel 2027 il 60º anniversario del loro avvio ufficiale con mostre e programmi didattici.
Fonti: Smithsonian Magazine.