La natura effimera della felicità non è un fallimento personale, ma il risultato di come il cervello umano è progettato neurobiologicamente. Secondo recenti analisi, la nostra architettura neurale dà priorità alla prudenza rispetto al comfort, una caratteristica che era essenziale per la sopravvivenza dei nostri antenati. Quando accade qualcosa di meraviglioso, sia un'ondata di gioia che di eccitazione, questi sentimenti diminuiscono naturalmente nel tempo man mano che ci abituiamo alla nuova realtà. I psicologi definiscono questo fenomeno adattamento edonico.

Nel suo nucleo, la funzione primaria del cervello è garantire la sicurezza, il che significa che la rilevazione di potenziali minacce ha sempre una priorità più alta sul nostro radar interno rispetto al registrare momenti piacevoli. Questo sistema di rilevamento delle minacce si basa pesantemente sull'amigdala, che scansiona i pericoli, e sull'ippocampo, che recupera i ricordi per fornire un contesto. Ad esempio, quando si guida nel traffico intenso, il cervello entra in modalità di sopravvivenza per concentrarsi su pericoli come auto che tagliano le corsie, triaggiando efficacemente esperienze sensoriali come un tramonto o foglie d'autunno come non essenziali. Questa neuroanatomia è aggravata da modelli cognitivi noti come bias di negatività, dove gli individui assegnano naturalmente più peso emotivo e cognitivo agli eventi negativi rispetto a quelli positivi di uguale entità.

Per coloro che vivono con la depressione, questo bias di negatività può sembrare amplificato, spesso accompagnato dall'anedonia, che è la perdita della capacità di provare piacere. In tali stati, i momenti positivi potrebbero non solo svanire rapidamente, ma possono sembrare quasi impossibili da registrare. Tuttavia, gli esperti sottolineano che il savoring non riguarda l'eliminazione delle emozioni negative o il forzare una positività finta. Invece, implica addestrare la mente a notare, apprezzare e soffermarsi su ciò che è buono, ricordando così gentilmente al cervello di accogliere le esperienze positive.

La ricerca indica che rallentare per sentire pienamente un momento positivo può ammorbidire l'impulso naturale verso l'ipervigilanza. Per contrastare gli effetti dell'adattamento edonico, vengono raccomandate diverse strategie. Prima di tutto, gli individui possono dedicare cinque minuti a immergersi in un'esperienza piacevole, come guardare un tramonto o sorseggiare una bevanda calda, resistendo all'impulso di correre verso il compito successivo. In secondo luogo, imparare ad apprezzare momenti ordinari e non pianificati aiuta a costruire la tolleranza per i tempi morti tranquilli senza la necessità di riempirli con stimoli.

Inoltre, nutrire intenzionalmente i sensi ogni giorno concentrandosi su colori, aromi, texture o suoni può radicare gli individui nel momento presente. È anche fondamentale ridefinire la contentezza non come un'eccitazione continua o estasi, ma come uno stato calmo di tranquillità. Infine, praticare l'accettazione di sé quotidiana comporta l'identificazione di una cosa che è andata bene prima di dormire e soffermarsi sul perché è successo e su come si è sentito. Sebbene la felicità non sia stata progettata per durare per sempre a livello neurobiologico, creare momenti di contentezza attraverso un savoring intenzionale permette agli individui di sperimentare la pace apprezzando il bene nel presente senza esigere che duri indefinitamente.

Fonti: Psychology Today.